* vini biologici panorama di vigneti
vintesa *
CHI SIAMO CANTINE PRODOTTI NEWS CONTATTI
* * *
Vintesa opera in: piemonte, toscana, sicilia, alto adige e Friuli venezia Giulia
VINO BIOLOGICO
 

L'agricoltura è una, i modi per praticarla sono tanti. La pluralità di approccio è sicuramente una ricchezza, la quale permette anche dialogo, confronto, indagine sulle possibilità di trovare di volta in volta le metodiche migliori: più redditizie, ma anche più compatibili con la fertilità del suolo e con la conservazione/ricostituzione di questa, e per ottenere prodotti dalla qualità sempre migliore. Nella comunicazione incontriamo una grande varietà di termini, di cui alcuni "ufficiali", cioè sanciti dalle norme della Comunità Europea, con tanto di organismi di controllo, logo di riconoscimento, e naturalmente documentazione scientifica a sostegno delle relative pratiche. Altri termini sono significativi ma si prestano ad interpretazioni anche piuttosto ampie. Cerchiamo quindi di fare un breve elenco per chiarirci le idee.

Agricoltura convenzionale

E' quella, a oggi, quantitativamente più diffusa, nella quale è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge, come tipo e quantità di concimi chimici, diserbanti, insetticidi eccetera.

Agricoltura tradizionale

Termine vago, senza significato preciso in quanto non indica a quale tradizione si riferisce.

Agricoltura biologica

Sui prodotti, sempre confezionati per garantire la possibilità di controlli rigorosi, si trova il simobolo Europeo del biologico, valido per tutti i Paesi membri, riconosciuto e certificato dalla UE, con il Regolamento n.331/2000: si tratta di una spiga gialla chiusa in un cerchio formato da dodici stellette, a sua volta contenuto in un sole dentato. Il Regolamento CE 1804/99 impone una serie di divieti (sulla maggior parte di sostanze di sintesi, usate invece nell'agricoltura convenzionale) e di regole. Lo scopo è quello di conservare maggiormente la naturale fertilità del terreno, proteggerlo dall'erosione e dalla desertificazione, e ottenere nel contempo prodotti il più possibile esenti da sostanze indesiderabili. Alcune disposizioni sui metodi e sui materiali idonei alla produzione biologica sono state introdotte dal Regolamento Ce n.1073/2000; fra gli altri, sono stati ammessi: i feromoni, sostanze che alterano il comportamento sessuale degli insetti dannosi; un insetticida vegetale (azadiractina) e l'isopropanolo, per la fabbricazione di zucchero "bio". La Direttiva CE 1804/99 integra le regole per il "biologico" per la zootecnia; entro il 2010 si prevede la completazione della sua applicazione per la carne da allevamento biologico.

Agricoltura biodinamica

Simile a quella biologica ma con regole e organismi di controllo propri. Si basa su una visione filosofica e spirituale di Steiner e della scuola di antroposofia e tiene molto conto, per esempio, dei ritmi (come le fasi lunari), che influenzano i calendari della semina, della coltivazione e della raccolta.

Agricoltura organica

 Nei paesi di lingua anglosassone si usa il termine "organic" per indicare la coltivazione secondo le regole del "biologico"; la legislazione e i sistemi di controllo sono molto simili. In italiano "organico" ha un signficato diverso, ma spesso si incontrano traduzioni che non tengono conto dell'analagia tra agricoltura  biologica e "organic agriculture" e quindi possono ingenerare confusioni.

 Agricoltura ecologica o ecocompatibile

 Lascia comprendere l'intento di prestare attenzione alla qualità, all'ambiente, alle scelte produttive. Ma è un tipo di agricoltura non soggetta a leggi di riferimento ed è di definizione vaga anche perché l'interpretazione varia da Paese a Paese.

Agricoltura sostenibile o integrata

La lotta integrata viene applicata da tempo da numerose aziende per limitare gli interventi chimici, seguendo attentamente l'andamento stagionale e atmosferico e lo sviluppo di parassiti. Vengono inoltre applicate delle tecniche particolari come la "confusione ormonale" dei parassiti, l'introduzione mirata di predatori e simili. La gestione non è univoca e prevede spesso un misto di tecniche biologiche e convenzionali.

Che cos’è l’agricoltura biologica?

L'agricoltura biologica differisce dagli altri tipi di agricoltura per molti aspetti. Essa favorisce le risorse rinnovabili e il riciclo, restituendo al suolo i nutrienti presenti nei prodotti di rifiuto. Nell'allevamento del bestiame, la produzione di carne e pollame è regolata prestando particolare attenzione al benessere degli animali e all'utilizzazione di mangimi naturali. Si rispettano i meccanismi naturali dell'ambiente per il controllo delle malattie e degli insetti nocivi e si evita l'impiego di fitofarmaci di sintesi, erbicidi, fertilizzanti, ormoni della crescita, antibiotici o manipolazioni genetiche. In alternativa gli agricoltori biologici fanno ricorso ad una serie di tecniche che contribuiscono al mantenimento degli ecosistemi e riducono l'inquinamento. Il pacchetto di riforme comunitarie noto come Agenda 2000 metteva molto l'accento sullo sviluppo rurale, facendone il "secondo pilastro" della PAC, e in tale contesto dava un'importanza centrale al rispetto dell'ambiente. Le riforme in questione impongono agli Stati membri di adottare opportune misure di protezione ambientale per tutti i tipi di agricoltura. Gli agricoltori dovranno ormai rispettare una serie di regole di base in materia ambientale senza ricevere alcuna compensazione finanziaria e si applicherà anche a loro il principio "chi inquina paga". Tuttavia le misure agroambientali adottate nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale offrono premi agli agricoltori che sottoscrivono impegni ambientali che vanno al di là delle buone pratiche agricole. Gli agricoltori che praticano l'agricoltura biologica hanno diritto a premi agroambientali in quanto si riconosce che questo particolare sistema di coltivazione ha effetti positivi sull'ambiente. L'agricoltura biologia può essere inoltre promossa mediante aiuti agli investimenti nel settore della produzione primaria, della trasformazione e della commercializzazione. Una volta attuate tutte queste disposizioni, la politica di sviluppo rurale dovrebbe contribuire sensibilmente all'espansione di questo tipo di agricoltura. Per comprendere il ruolo svolto dall'agricoltura biologica all'interno della politica agricola dell'UE nonché il suo funzionamento specifico bisognerà analizzarla da diverse angolature, quali: le preoccupazioni dei consumatori, la garanzia di qualità e la regolamentazione relativa, le dimensioni dell'agricoltura biologica nell'UE attuale, il ruolo dell'agricoltura integrata, l'agricoltura biologica e lo sviluppo rurale.

Agricoltura e Sviluppo Rurale

Il ruolo della legislazione

Nell'ambito delle riforme della PAC avviate alla fine degli anni '80 venne riconosciuto il ruolo fondamentale che avrebbe potuto svolgere l'agricoltura biologica per la realizzazione dei nuovi obiettivi, quali la riduzione delle eccedenze, la promozione di prodotti di qualità e l'integrazione delle pratiche di tutela ambientale nell'agricoltura. Ma perché l'agricoltura biologica potesse conquistare la fiducia dei consumatori era evidente che sarebbe stata necessaria una legislazione rigorosa, accompagnata da misure antifrode, per impedire che venissero fatti passare per biologici prodotti che non corrispondevano a tale definizione. Oggi i consumatori chiedono sempre più spesso di avere accesso alle informazioni sui metodi di produzione degli alimenti - "dalla stalla al piatto" - e domandano garanzie sul fatto che in ogni fase del processo produttivo vengano prese tutte le precauzioni necessarie in termini di sicurezza e di qualità.

Una legislazione per realizzare il cambiamento

Per garantire l'autenticità dei metodi di produzione biologica sono stati adottati diversi regolamenti, fino a creare un quadro globale di riferimento che abbraccia tutte le colture e gli allevamenti biologici, nonché l'etichettatura, la trasformazione e la commercializzazione di questo tipo di prodotti. I regolamenti suddetti disciplinano anche le importazioni di prodotti biologici nell'UE.

Da quando è stato adottato il primo regolamento sull'agricoltura biologica il regolamento CEE/n. 2092/91, entrato in vigore nel 1991, molte aziende nell'Unione europea si sono convertite ai metodi di produzione biologica. Per gli agricoltori che desiderano ottenere il riconoscimento ufficiale della loro condizione di produttori biologici è fissato un periodo minimo di conversione di due anni prima della semina per le colture annuali e di tre anni per le colture perenni. Nell'agosto 1999, con il regolamento CE/n. 1804/1999, sono state poi adottate le norme sulla produzione, l'etichettatura e il controllo delle principali specie animali (bovini, ovini, caprini, equidi e pollame). Questo testo affronta questioni come quella dell'alimentazione, della profilassi e delle cure veterinarie, del benessere degli animali, delle pratiche di allevamento e della gestione del letame. Gli organismi geneticamente modificati (OGM) e i prodotti da essi derivati sono espressamente esclusi dai metodi di produzione biologici.

I regolamenti contemplano anche le importazioni di prodotti biologici da paesi terzi i cui criteri di produzione e i cui sistemi di controllo in materia di agricoltura biologica siano stati riconosciuti dall'UE come equivalenti a quelli da essa applicati.

Misure di controllo

Non meno importanti sono le procedure di controllo previste dai regolamenti, le quali garantiscono che tutti i produttori che affermano di conformarsi a metodi biologici vengano registrati presso l'organismo nazionale di controllo competente. Questi organismi vengono a loro volta designati da autorità che devono accertarne la capacità di attuare correttamente ed efficientemente il sistema di controllo in questione e sorvegliarne gli interventi.

Il controllo è esteso a tutte le fasi del processo di produzione, compresi l'immagazzinamento, la trasformazione e l'imballaggio. Almeno una volta all'anno vengono effettuate ispezioni non preannunciate nelle aziende e controlli in loco. Le sanzioni previste in caso di infrazione delle norme vigenti sono il ritiro immediato del diritto ad utilizzare l'indicazione di conformità del prodotto al metodo di produzione biologico, e sanzioni più severe per le infrazioni di maggiore gravità. Gli agricoltori debbono tenere una contabilità molto meticolosa e per gli allevatori è stato introdotto l'obbligo di una registrazione completa delle pratiche di gestione zootecnica utilizzate.

L'agricoltura biologica è un tipo di agricolturache considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.

Definizione e teoria

La filosofia dietro a questo diverso modo di coltivare le piante e allevare gli animali non è unicamente legata all'intenzione di offrire prodotti senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, ma anche se non di più alla fondata volontà di non determinare nell'ambiente esternalità negative, cioè impatti negativi sull'ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria.

Nella pratica biologica sono centrali soprattutto gli aspetti agronomici: la fertilità del terreno viene salvaguardata mediante l'utilizzo di fertilizzantiorganici, la pratica delle rotazioni colturali e lavorazioni attente al mantenimento (o, possibilmente, al miglioramento) della struttura del suolo e della percentuale di sostanza organica; la lotta ai parassiti delle piante è consentita solamente con preparati vegetali, minerali e animali che non siano di sintesi chimica (tranne alcuni prodotti considerati "tradizionali") e privilegiando la lotta biologica, tranne nei casi di lotta obbligatoria in cui devono essere usati i più efficaci composti di sintesi.

Gli animali vengono allevati con tecniche che rispettano il loro benessere e nutriti con prodotti vegetali ottenuti secondo i principi dell'agricoltura biologica. Sono evitate tecniche di forzatura della crescita e metodi industriali di gestione dell'allevamento, mentre per la cure delle eventuali malattie si utilizzano rimedi omeopatici e fitoterapici limitando i medecinali allopatici ai casi previsti dai regolamenti.

Il principio di autorganizzazione

Nel complesso, l'agricoltura biologica è basata sul principio agroecologico dell'autorganizzazione, che – in ambito ecologico – descrive la capacità di un ecosistemaagricolo di perpetuarsi da sé, senza interventi esterni (in un ciclo sostanzialmente chiuso): la fertilità del suolo è mantenuta grazie al lavoro dei microorganismi (e decompositori vari) che contiene e al riciclo interno del materiale organico prodotto (come concime), e non integrata con fertilizzanti (chimici) provenienti dall'esterno; l'acqua necessaria è ottenuta col riciclo dell'acqua piovana e aumentando l'efficienza dell' irrigazione, e non portandola da fuori; i parassiti vengono contrastati conservando la biodiversitàlocale e quindi i loro antagonisti biologici; la semina è effettuata con parte del raccolto precedente invece che comprando sementi da fuori, e le malattie sono contrastate sfruttando le varietà locali; ecc.

Socialmente, l'applicazione di questo principio porta a favorire un'agricoltura tesa al nutrimento della popolazione piuttosto che all'esportazione e al mercato, e alla conservazione delle tradizioni e tecniche colturali locali piuttosto che all'importazione di tecnologie e pratiche estere, da applicare magari su vastissima scala in sterminate monocolture invece che in piccoli campi proprietarî.

Per questo motivo, l'agricoltura biologica su scala industriale, tesa unicamente al profitto e basata su coltivazioni estensive con tecniche sempre uguali, e spesso con l'uso di additivi (relativamente) poco tossici che permettono comunque di mantenere l'etichetta "biologico", appare a molti un controsenso, e non soddisfa gli ambientalisti, che del resto molti ritengono incontentabili.

Lo stato attuale

Per quanto concerne la qualità degli alimenti, bisogna premettere che attualmente molto spesso non esiste un numero di dati sufficiente ad ottenere risultati statisticamente significativi, ma la maggior parte dei lavori scientifici fino ad ora svolti non ha rilevato sostanziali differenze rispetto a un prodotto convenzionale; tra l'altro le differenze riscontrate non sono sempre a favore del prodotto biologico, tanto che è espressamente vietato dalla normativa il pubblicizzare come di qualità superiore i prodotti biologici (art. 11 Reg. 2092/91/CE)

L'agricoltura biologica in questi anni ha sollevato molto interesse nei consumatori soprattutto a causa di alcuni scandali alimentari (BSE e Diossina) pur rimanendo un mercato di nicchia. In Italia, uno dei paesi leader nella produzione biologica europea interessa circa il 6,9% nel della superficie agricola, di cui più del 50% rappresentato da pascoli e foraggere (INEA). Oltre alle considerazioni di tenore ambientale, altri motivi che hanno spinto l'adozione di questo tipo di pratica agricola in generale sono state quelle di tenore imprenditoriale (i consumatori sono disposti a pagare di più per i prodotti biologici) o legate alla disponibilità di finanziamenti dell'Unione europea per l'adozione di pratiche agricole eco-compatibili. A differenza di quanto accade in tutta Europa, negli Stati Uniti (dove ormai tutte le principali catene distributive realizzano prodotti biologici a proprio marchio, e dove esistono catene di supermercati specializzati) o in Giappone, negli ultimi anni il boom dei prodotti biologici nella grande distribuzione del nostro Paese ha subito un rallentamento, a causa delle nuove politiche commerciali basate su prodotti a basso prezzo (in considerazione della crisi economica e della minor disponibilità alla spesa da parte dei consumatori). L'esaurimento delle risorse dei Piani regionali di sviluppo (lo strumento con cui le Regioni "spendono" i finanziamenti europei per l'agricoltura) ha avuto la maggior responsabilità nella riduzione del numero delle aziende e delle superfici. Il fatto non è indice di crisi di mercato: hanno lasciato il Sistema di controllo aziende interessate ai contributi, che continuavano a vendere i propri prodotti sul mercato convenzionale. Il volume di prodotti biologici commercializzati si è ridotto solo nel canale supermercati, mentre è in netta crescita nel canale dei negozi specializzati (circa un migliaio in tutta Italia, con prevalenza al nord e al centro), in quello delle vendite dirette degli agricoltori (oltre 2.000 vendono al pubblico i propri prodotti in spacci aziendali o banchi nei mercati). In crescita anche la quota di prodotti biologici utilizzata dalla ristorazione collettiva: circa 1 milione di bambini mangia biologico a scuola, come previsto dalla legge n.488/1999 (art.59) e da leggi regionali,alcune delle quali (Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Basilicata) erogano contributi alle amministrazioni locali che optano per i prodotti biologici. La legge regionale n.29/2002 dell'Emilia Romagna impone l'uso esclusivo di prodotti biologici in nidi d'infanzia, scuole d'infanzia e scuole elementari, mentre dev'essere di produzione biologica almeno il 35% degli ingredienti utilizzati nelle altre refezioni.

Legislazione

L'agricoltura biologica in Europa è regolamentata da una normativa comunitaria: Reg. (CEE) n° 2092/91 e successive modifiche e integrazioni, relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e all'indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari, e Reg. (CE) n° 1804/99 per quanto riguarda nello specifico le produzioni animali.

 

 

 

 

 
 Consorzio Vintesa Italian Wines
 Sede Operativa: Via Zocco, 2 - 12052 Neive (CN) Telefono/Fax +39 0173 566412 - info@vintesa.it